Il linguaggio del corpo è tutto ciò che comunichiamo senza parole: la postura, i gesti delle mani, le espressioni del viso, lo sguardo, la distanza che teniamo dagli altri, il modo in cui li tocchiamo. Spesso dice più delle parole, e a volte le contraddice. In questa guida trovi esempi concreti, cosa comunicano le mani, come funzionano distanze e contatto fisico e qualche esercizio, preso dal teatro, per usare meglio il tuo corpo quando parli.
È impossibile non comunicare
Paul Watzlawick, psicologo e filosofo austriaco, è stato uno dei grandi studiosi della comunicazione umana. Nel 1967, con i colleghi della scuola di Palo Alto, pubblicò Pragmatica della comunicazione umana, in cui propose alcuni assiomi della comunicazione. Il primo è il più famoso: è impossibile non comunicare.
Vuol dire che anche se restiamo in silenzio, fermi in un angolo durante una riunione, stiamo comunque comunicando qualcosa. Il nostro linguaggio non è fatto solo di parole, ma anche di tutto quello che rientra nel linguaggio del corpo: come stiamo seduti, come muoviamo le mani, le espressioni del viso, il punto della stanza che scegliamo di occupare.
Le parole sono una barca, il mare è il nostro corpo
Il corpo parla attraverso segnali che non sempre sappiamo riconoscere e gestire. È il nostro primo biglietto da visita, e imparare a leggerlo, su di noi e sugli altri, ci aiuta a dialogare meglio.
La frustrazione più grande è essere fraintesi: siamo convinti di aver parlato bene, ma le parole non bastano. Come diciamo spesso a lezione nel corso di recitazione, le parole sono come una barca: per navigare hanno bisogno del mare, e il mare è il nostro corpo. Essere consapevoli del linguaggio corporeo e imparare ad adattarlo alle situazioni può cambiare molto, nelle relazioni personali come in quelle di lavoro.
Linguaggio del corpo: esempi di tutti i giorni
Qualche segnale che incontri ogni giorno, e come viene letto di solito:
- Battere il piede o la gamba: impazienza o nervosismo, e un messaggio implicito agli altri di lasciarci stare.
- Braccia incrociate: chiusura o difesa, ma anche semplicemente freddo o comodità.
- Busto e piedi rivolti verso l’interlocutore: interesse; rivolti verso la porta, voglia di andare.
- Annuire mentre l’altro parla: ascolto e incoraggiamento.
- Toccarsi spesso il viso o il collo: disagio o tensione.
- Imitare senza volerlo la postura dell’altro: sintonia, il cosiddetto “rispecchiamento”.
Attenzione però: nessun gesto ha un significato unico. Conta l’insieme dei segnali, il contesto e la persona. Chi incrocia le braccia in una sala fredda non sta per forza “chiudendosi”.
La postura
La postura è il modo in cui ci posizioniamo nel mondo, e comunica molto del nostro livello di sicurezza. Lo psichiatra americano Alexander Lowen, fondatore dell’analisi bioenergetica, faceva notare quante espressioni della lingua parlano del corpo: chi “porta tutto il peso sulle spalle” spesso ha davvero le spalle chiuse e in avanti e la testa pesante, mentre chi “sta con i piedi per terra” ci appare stabile e radicato.
Una postura aperta e stabile, con il peso distribuito sui due piedi e le spalle rilassate, di solito comunica sicurezza; una postura chiusa, con le spalle curve e lo sguardo basso, comunica insicurezza, anche quando le parole dicono il contrario.
Il viso
Non tutte le parti del corpo comunicano allo stesso modo, e la palma d’oro va al viso: decine di piccoli muscoli ci permettono di esprimere quello che pensiamo, anche quando non vorremmo.
A teatro c’è un esercizio che lo mostra bene: la maschera neutra, una maschera senza espressione. Jacques Lecoq, attore e pedagogo francese, la usava per insegnare agli attori a esprimersi con tutto il corpo. Il principio è semplice: se il viso è coperto, non puoi aiutarti con la mimica e devi far parlare il resto del corpo.
Il linguaggio delle mani: gesti e significati
Le mani sono un po’ le nostre antenne: comunicano emozioni a chi ci sta intorno. Alcune posizioni delle mani e il modo in cui vengono lette più spesso:
- Palmi aperti e visibili: sincerità, disponibilità.
- Mani nascoste in tasca o dietro la schiena: riservatezza, a volte disagio.
- Punte delle dita unite “a campanile”: sicurezza, riflessione.
- Mani che si tormentano, giocano con un oggetto o si agitano: nervosismo.
- Gesti ampi e calmi che accompagnano le parole: chiarezza ed energia.
Muovere le mani con consapevolezza, senza bloccarle e senza agitarle, dà l’impressione di persone che “sanno dove mettere le mani”. Anche qui vale la regola d’oro: il significato dipende dal contesto, dalla persona e dalla cultura. In Italia, per esempio, si gesticola molto più che in altri paesi.
La prossemica: le distanze tra le persone
La prossemica studia la distanza che teniamo dagli altri. Il termine è stato coniato dall’antropologo statunitense Edward T. Hall, secondo cui alla distanza fisica corrisponde una distanza relazionale. Hall descriveva quattro zone:
- Intima, fino a circa 45 cm: è riservata a partner, familiari, amici stretti.
- Personale, da 45 cm a poco più di un metro: la distanza della conversazione tra conoscenti.
- Sociale, da circa 1,2 a 3,5 metri: incontri di lavoro, rapporti formali.
- Pubblica, oltre i 3,5 metri: chi parla davanti a una platea.
Sono distanze indicative: cambiano molto in base alla cultura, al contesto e al rapporto tra le persone. Un esempio di prossemica che conosci bene: in ascensore, quando siamo costretti a stare vicini a sconosciuti, quasi tutti guardano in alto o il telefono, per “compensare” la vicinanza.
Il contatto fisico
Toccare una spalla, sfiorare un braccio, stringere una mano: anche il contatto comunica, ed è forse la forma più intensa di comunicazione. Un tocco sul braccio durante una conversazione può essere un segno di vicinanza o di simpatia, ma anche solo un’abitudine: dipende dalla persona e dalla cultura. Proprio perché è così forte, va usato con rispetto, facendo attenzione a come lo accoglie l’altro.
Lo sguardo
Guardare negli occhi chi ci parla comunica attenzione e sicurezza. Ma la dose conta: uno sguardo troppo fisso può sembrare invadente o arrogante, uno sguardo che sfugge sempre può sembrare insicuro o poco sincero. Quando parli a un gruppo, distribuisci lo sguardo su più persone, fermandoti qualche istante su ciascuna.
Il linguaggio del corpo nel teatro e nella danza
La danza è il regno della comunicazione non verbale: i danzatori raccontano storie intere con il movimento, e ci fanno commuovere o ridere senza dire una parola. Gli attori, a teatro, usano tecniche precise per far sì che il corpo sostenga le parole e le emozioni della scena. E chi usa le parole per lavoro, come insegnanti, manager e venditori, ha bisogno di un corpo che dica la stessa cosa delle parole, per essere credibile.
Esercizi per migliorare il tuo linguaggio del corpo
- Riprenditi in video mentre parli per due minuti di un argomento qualsiasi. Poi guardalo senza audio: cosa comunica il tuo corpo?
- La camminata neutra: cammina per la stanza senza intenzione, solo ascoltando il corpo. Poi cammina come se fossi la persona più sicura del mondo, e nota cosa cambia.
- Trova la posizione di partenza: piedi alla larghezza delle anche, peso distribuito, spalle morbide, mani libere lungo i fianchi. È la base da cui partire quando parli in piedi.
- Osserva gli altri in un bar o in treno, senza sentire cosa dicono: prova a indovinare il loro rapporto solo da distanze, sguardi e gesti.
Per lavorare sul serio su corpo ed espressività, un corso di recitazione o un corso di public speaking sono un ottimo allenamento: ti aiutano a conoscere i tuoi segnali e a usarli in modo consapevole, sul lavoro e nella vita di tutti i giorni.